Falò o Fuochi di San Giuseppe

fuochi1.jpgIn questo periodo enormi cumuli di legna vengono prodotti dalla potature dei vigneti e queste fascine vengono lasciate dai contadini nelle loro terre in attesa di essere portate nei posti dove verranno fatti i falò.

Con questa legna verranno infatti creati dei grandi e pirotecnici falò accesi nelle piazze ad illuminare la notte di San Giuseppe, con un rituale che si conserva nei tempi. Queste pire fin dai tempi antichi venivano accese in segno propiziatorio e servivano ad ingraziarsi le forze della Natura, ad indicare che l’inverno con i suoi rigori e le sue miserie cedeva il passo alla primavera, quindi l’avvento della stagione dei raccolti e della rinascita della natura.

La tradizione non s’è persa ed ancor oggi, girando qua e là per la campagna o per i centri urbani vicino alle tradizioni contadine, si vedono i falò accesi nel segno di una tradizione che non vien meno e che diviene occasione per festeggiare e riunire le famiglie.

Nei periodi che precedono la festività di San Giuseppe vi è una gara tra i rioni nell’accumulare il maggior quantitativo possibile di fascine e frasche dalla potatura degli ulivi e delle viti per accendere un grande falò che durerà anche due sere consecutive.

Questi riti sono accompagnati da musiche e canti, cibi e dolci consumati all’aperto al fuoco scoppiettante dei falò.
In alcune località vengono distribuite anche ai visitatori provenienti dagli altri rioni del paese cibo, dolciumi e vino. Si crea una sorta di pellegrinaggio con persone che fanno il giro dei falò dei vari rioni per giudicare quale sia il più grande, il più bello, il più ospitale tra i falò.

Quando le fiamme del falò sono ormai basse e la notte tarda, aiutati dal vino e dal cibo che contribuisce a dare coraggio, molti sfidano il fuoco saltandogli attraverso.
Nell’immaginario del rituale, che affonda le sue radici in epoche storiche lontanissime, tali salti avevano l’inconscio significato dell’uomo che sfida e domina le forze della natura.


I commenti sono chiusi.